MILANO - Quaranta blindati dai vetri scuri in una Milano così deserta da sembrare sospesa. È il giorno del taglio del nastro dei Giochi olimpici - gli occhi del mondo puntati sullo Stadio San Siro - ma è anche il “right day” del bilaterale tra Giorgia Meloni e il vicepresidente Usa J.D. Vance, una colazione di lavoro che si protrae per tre ore buone, arrivata dopo una serie di inciampi e incrinature sul solido asse Roma-Washington. Al fianco del numero due della Casa Bianca c'è anche il segretario di Stato Marco “pigliatutto” Rubio, l’ormai fedelissimo di Trump che supervisiona e mette bocca su ogni singolo dossier della White House.
In una città blindata, su cui aleggiano i timori di proteste e disordini al grido di “Ice out”, la sede dell'incontro in corso Monforte, a due passi dalla centralissima Piazza San Babila, è stata passata al setaccio già lunedì dagli uomini del Secret Service al seguito dei due pezzi da 90 dell’amministrazione Trump. In un breve confronto a favore di telecamere, fatte accomodare fuori dopo una manciata di minuti appena, Meloni ricorda di aver visto J.D. per l'intronizzazione di Papa Leone, il primo pontefice americano. Ora il bis per le Olimpiadi : «Due eventi - rimarca la presidente del Consiglio - che raccontano un sistema di valori che tengono insieme Europa e Stati Uniti, che tengono insieme l'Occidente, che è alla base ovviamente della nostra cooperazione, della nostra amicizia e del futuro che vogliamo costruire insieme». Parole scelte con cura dalla premier “pontiera” che cerca di rammendare gli strappi, sempre più frequenti, tra le due sponde dell'Atlantico. Con l'Europa nel mirino del tycoon a giorni alterni, il fiato sospeso tra un affondo e l'altro.










