La Rolls-Royce ha appena pubblicato un comunicato stampa che merita di essere incorniciato, appeso in un museo del ridicolo e studiato dalle generazioni future come esempio perfetto di come si possa mentire con eleganza, con garbo, con un accento oxfordiano e con una foto che è quasi un sacrilegio.

Nell’immagine, una Spectre elettrica – tutta liscia, asettica, silenziosa come un maxi aspirapolvere di lusso spento – sta accanto a una Silver Cloud III Fixed Head Coupé del 1965, carrozzeria H.J. Mulliner, Park Ward, due porte, un capolavoro che ancora oggi fa venire i brividi solo a guardarlo. Sembra un incontro tra una modella siliconata di Instagram e Grace Kelly.

Il comunicato dice, testuale: «Spectre consistently commissioned as a collector’s item by clients around the world». Cioè: la gente la compra per passarla ai nipoti. Come se fosse una casa al mare, o un quadro del Seicento. Come se tra cent’anni qualcuno, in un garage riscaldato di Mayfair, accenderà una Spectre del 2025 e dirà al figlio: «Guarda, figliolo, questo era il futuro. Sentì che silenzio? E che batteria al 99% dopo centomila chilometri!».

Ma per favore.

Steve Jobs lo aveva già spiegato, con quella sua aria da profeta: «Stiamo costruendo una tecnologia fantastica, ma tra vent’anni un iPad servirà solo come vassoio per portare i caffè». E aveva ragione. I primi iPhone sono già ferrivecchi, i PC di dieci anni fa sono mattoni.