C’era una volta la Rolls-Royce. Quella creatura di sir Henry Royce e di Charles Rolls, che si fabbricava in casa ogni bullone, ogni valvola, ogni albero a camme come se fosse un orologio da taschino di Dio. Una macchina che non si comprava per far invidia al vicino, ma per attraversare il mondo con la silenziosa arroganza di chi sa che la perfezione meccanica è l’unica forma di nobiltà che non si discute.
Leggende inglesi su quattro ruote, non salotti ambulanti. Oggi invece, la finezza ha cambiato mestiere. Non è più sotto il cofano, è sulla plancia. E non c’è più limite alla follia, perché la follia, a quanto pare, è l’unico lusso rimasto quando il lusso ha già comprato tutto il resto.
Lo ha annunciato venerdì scorso la Casa di Goodwood: quattro nuove tecniche di “craft” bespoke ispirate a cinque secoli di arti decorative. C’è la scultura tridimensionale in pelle, c’è quella in metallo, ci sono le impiallacciature a strati con inserti in ottone, c’è il beadwork – per chi non lo sapesse, è il ricamo con perline – applicato come se il cruscotto fosse una gonna di haute couture del 1890.
Due “opere” – le chiamano proprio così, opere – sono state realizzate alla scala della Phantom Gallery, che è il nome elegante per dire “quella parte dell’abitacolo dove un tempo c’era la radio”. Una si intitola “Legacy Craft: Inspired by Still Life” e ricrea una natura morta olandese del Seicento usando idrangee scolpite a mano nella pelle (cinquanta fiori, ognuno dipinto petalo per petalo), melograni fatti di 76 perline cucite una a una e foglie di filo ricamate con una tecnica battezzata, con involontaria comicità, “Sphinx Moth 3D embroidery”.






