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6 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:19

Sindacati critici sul testo del decreto con cui il governo Meloni punta a recepire la direttiva europea sul rafforzamento della trasparenza sui salari per contrastare il gender pay gap. Per le segretarie confederali della Cgil Francesca Re David e Lara Ghiglione, il testo approvato dall’esecutivo “non conferma in tutte le sue parti l’impianto innovativo annunciato dal Governo nel percorso di attuazione della Carta sociale europea e risulta peggiorativa rispetto alla prima bozza successiva all’incontro con le parti economiche e sociali il 2 febbraio”. Ivana Veronese e Vera Buonomo della Uil concordano: “Il decreto non è all’altezza né delle aspettative né delle sfide che sarebbe chiamato ad affrontare”. E avvertono che ci sono “tutte le condizioni perché l’Europa apra una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese”.

Per la Cgil la bozza riduce l’ambito di applicazione della direttiva, “escludendo apprendistato, lavoro domestico, collaborazioni continuative e non esplicita le diverse forme di lavoro subordinato”. In sostanza, “non include il lavoro autonomo quando regolato dalla contrattazione collettiva”. Non solo: “Il rimando alla contrattazione collettiva avrebbe dovuto riferirsi sempre a quella agita dai soggetti comparativamente più rappresentativi e non al generico contratto collettivo applicato in azienda che rischia di favorire contratti in dumping e peggiorare le condizioni di lavoro”. Invece “in diversi passaggi chiave del testo essa viene chiamata in causa solo in assenza di un contratto collettivo applicato dal datore di lavoro, apparentemente del tutto sganciato da criteri di maggiore rappresentatività dei soggetti firmatari”. Si tratta di “arretramenti evidenti”, che “si registrano anche sulle tempistiche relative al monitoraggio del divario retributivo: l’obbligo annuale di comunicazione è ora limitato alle imprese con almeno 250 addetti, mentre per quelle tra 100 e 249 addetti è previsto solo ogni tre anni, soglie considerate troppo elevate per il contesto produttivo italiano”.