LONDRA – La chirurgia plastica e rigenerativa può restituire funzione, dignità e qualità della vita alle donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili (Mgf), una pratica che le Nazioni Unite riconoscono come una grave violazione dei diritti umani. È il messaggio lanciato dalla Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva, rigenerativa ed estetica (Sicpre) in occasione della Giornata mondiale della tolleranza zero contro le Mgf, celebrata il 6 febbraio, al centro del VI Summit internazionale “Investing in care and reconstruction”, organizzato quest’anno a Londra.
La sede scelta per la prima edizione all’estero dell’iniziativa è stata l’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito, che ha ospitato chirurghi, medici, associazioni, attivisti e sopravvissute. «Oggi parliamo di tragedia e di violenza, di un insane act», ha detto Inigo Lambertini, ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, sottolineando la portata umanitaria del tema. Per Franco Bassetto, presidente della Sicpre, «questo è il giorno della tolleranza zero: oggi si parla di chirurgia rigenerativa, ma soprattutto della possibilità di tornare ad avere una vita normale».
Secondo le stime di Unicef e Unfpa, nel mondo vivono almeno 200 milioni di donne e ragazze che hanno subito una mutilazione genitale e circa 68 milioni rischiano di subirla entro il 2030. Una realtà che riguarda anche l’Europa. In Italia, una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca stima quasi 88mila donne con Mgf, di cui circa 7.600 minorenni, prevalentemente di origine nigeriana ed egiziana. Nel Regno Unito le donne interessate sarebbero circa 137mila, secondo il National Health Service England.












