Solo nel 2026, circa 4,5 milioni di ragazze, molte delle quali di età inferiore ai cinque anni, rischiano di subire mutilazioni genitali femminili. E già oggi oltre 230 milioni di ragazze e donne convivono con le conseguenze di questa pratica per tutta la vita. In occasione della Giornata internazionale di “Tolleranza Zero” contro questa pratica ancora molto diffusa nel mondo, con una Dichiarazione congiunta dei leader delle principali Agenzie Onu - Unicef e Unfpa, Alto Commissario per i diritti umani, UN Women, Oms e Unesco - chiedono un impegno costante e investimenti per porre finalmente uno stop e per tutelare «ogni ragazza e ogni donna a rischio e a continuare a lavorare per garantire che le vittime di questa pratica dannosa abbiano accesso a servizi adeguati e di qualità».

Diritti umani violati

La mutilazione genitale femminile (Fgm) è una violazione dei diritti umani e non può essere giustificata in alcun modo, ricordano i direttori delle Nazioni Unite. Questo - giova sempre rinfrescarlo - perché compromette la salute fisica e mentale delle ragazze e delle donne e può portare a gravi complicazioni permanenti, con costi di trattamento stimati in circa 1,4 miliardi di dollari all’anno.