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Ultimo aggiornamento: 14:33

La difesa del Rojava curdo-siriano ha provocato l’ennesimo giro di vite in Turchia. La “democratura” turca, sfruttando la recente offensiva – orchestrata dalla stessa Ankara- dell’esercito nazionale siriano contro l’Amministrazione Autonoma curda democratica del Nord-Est Siria, ha accelerato la marcia verso la meta prefissata da anni dal suo presidente Recep Tayyip Erdogan, il reìs: la dittatura. Questa settimana Ankara ne ha fornito due esempi eclatanti.

Il primo, in ordine temporale: la polizia ha arrestato 96 persone durante numerose retate effettuate in 22 province, prendendo di mira partiti politici, sindacati e organi di stampa. Il ministro degli Interni Ali Yerlikaya ha spiegato che le operazioni facevano parte di un’indagine sul Partito Comunista Marxista Leninista (MLKP), fuorilegge.

I raid hanno preso di mira anche il Partito Socialista degli Oppressi (ESP), la Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), i Consigli Socialisti delle Donne (SKM) e l’Unione Limter-İş. Gli agenti hanno quindi fatto irruzione anche nelle sedi dell’Agenzia di Stampa Etkin (ETHA), della Fondazione per la Ricerca scientifica, Istruzione, Estetica, Cultura e Arte (BEKSAV) e dell’Ufficio Legale degli Oppressi (EHB). Tra gli arrestati c’è l’ex parlamentare e co-presidente dell’ESP Murat Çepni e i giornalisti dell’ETHA Nadiye Gürbüz, Pınar Gayıp, Elif Bayburt, Müslüm Koyun e Züleyha Müldür, oltre ad ambientalisti e sindacalisti.