Quasi 1 caso di demenza su 8, pari a circa mezzo milione di pazienti solo in Usa, potrebbe essere collegato all'insonnia.
Lo suggerisce una ricerca pubblicata sui Journals of Gerontology: Series A, che rafforza le crescenti prove che il sonno sia un fattore di rischio modificabile per la demenza, simile alla perdita dell'udito e all'ipertensione.
Lo studio è stato condotto da Yuqian Lin presso il Massachusetts General Hospital di Boston ed esamina la misura complessiva in cui l'insonnia può contribuire all'insorgenza della demenza a livello di popolazione.
La ricerca si basa sull'analisi dei dati del National Health and Aging Trends Study, o NHATS, un'indagine di lunga durata su 5.900 adulti statunitensi di età pari o superiore a 65 anni.
I partecipanti hanno riferito eventuali difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o entrambe. Per stimare l'impatto dell'insonnia sulla popolazione, Lin ha calcolato la percentuale di casi di demenza che potrebbero teoricamente essere prevenuti eliminando i disturbi del sonno correlati all'insonnia, facendo ricorso a complessi calcoli statistici.






