Gli scorsi editoriali sul sonno hanno creato un vivace interesse e acceso molte domande, con un quesito centrale: «Perché non riesco più a dormire? ».
L’insonnia occasionale colpisce fino al 40% della popolazione italiana, mentre il 10-22% ne soffre costantemente. È una condizione subdola. Non fa rumore, ma cambia tutto: l’umore, il livello di stanchezza, di irritabilità e di aggressività, il desiderio sessuale, il lavoro, le relazioni. Non è solo una questione di benessere personale: l’insonnia cronica aumenta il rischio cardiovascolare, i disturbi metabolici, fra cui diabete e obesità, e ha un impatto significativo sulla salute mentale, con aumento del rischio di depressione e di deterioramento cognitivo.
Inoltre, la ridotta produttività legata alla mancanza di sonno ha conseguenze economiche importanti, sia per il singolo e le aziende, sia per il sistema sanitario, che si trova a gestire costi indiretti legati a visite, assenze dal lavoro e trattamenti non sempre appropriati. Vediamo le domande più frequenti degli insonni.
«A chi devo rivolgermi per curare la mia insonnia?». Ogni medico dovrebbe essere in grado di riconoscere l’insonnia. Si tratta di una diagnosi clinica, e bastano poche domande mirate per identificarla: «Da quanto tempo dorme male? Si sveglia spesso durante la notte? È stanco/a al mattino, perché il sonno non la ricarica più? C’è qualcosa che la preoccupa molto?».






