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6 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:05
Il 6 febbraio, in contemporanea con l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano, si svolge un altro grande evento, senza precedenti per la storia recente: lo sciopero internazionale dei porti contro il riarmo e la guerra. La protesta, proclamata in Italia da USB e dai collettivi dei portuali, negli altri paesi da tante organizzazioni sindacali e gruppi di lavoratori, coinvolgerà 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia Cagliari e altri ancora. Negli ultimi giorni è giunta l’adesione anche dai porti di Marsiglia, Anversa e Amburgo; ed anche negli Stati Uniti, oltre che nel Brasile e in Colombia, in diverse città portuali, si stanno organizzando mobilitazioni e iniziative. Un’azione congiunta e coordinata come non si vedeva da tanto tanto tempo, alla quale si sono uniti movimenti e associazioni di solidarietà.
Ricordiamo sicuramente il “blocchiamo tutto” pronunciato da un portale di Genova, mentre un suo compagno di lavoro era sulla Global Sumud Flotilla, che si avvicinava alle coste di Gaza e per questo veniva poi assaltata dalle truppe di Israele. Quella parola d’ordine, blocchiamo tutto, fermò il paese per alcune settimane nelle quelli milioni di persone scesero in piazza. Ebbene i portuali non si sono fermati e ora mandano un segnale di grande solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli.












