GENOVA. È Genova l’epicentro dello sciopero internazionale dei porti che ha per lo slogan “Dockers don’t work for war”, i portuali non lavorano per la guerra. La mobilitazione è promossa dai sindacati Usb in Italia, Enedep in Grecia, Lab (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia) e Odt (Marocco) e vede presidi e cortei in 21 scali europei e del Medterraneo, da Bilbao a Civitavecchia, da Napoli a Palermo a Tangeri, passando per il Pireo e, appunto, Genova.

Dove le braccia sono incrociate già da ieri sera con ripercussioni sulle attività delle banchine - ma i varchi questa mattina sono regolarmente aperti - e dove questa sera, dalle 18.30 è previsto un presidio e un corteo nella zona di San Benigno, snodo viario del capoluogo ligure. È a quell’ora che potrebbero verificarsi i maggiori disagi per il traffico, per le dinamiche quotidiane dei flussi e per il fatto che la rete stradale è già sotto stress a causa della chiusura per frana della statale Aurelia tra Genova e Arenzano, nel ponente cittadino. Genova è la “madre” della vertenza contro la logistica bellica: da anni il Collettivo autonomo lavoratori portuali, legato a doppia corda con il sindacato di base, si batte per limitare il transito e lo stazionamento di merci destinate a Paesi interessati da conflitti.