PADOVA - Scontro tra “titolari” della sicurezza sui percorsi formativi rivolti agli agenti per conoscere meglio gli immigrati. Si tratta di corsi che vengono svolti da anni (anche dal centrodestra), rivolti agli appartenenti al corpo della polizia locale, con l’obiettivo di gestire la complessità sociale nel controllo del territorio in contesti multiculturali.

Negli ultimi anni questi cicli avevano però subito uno stop, mentre a partire da giovedì prossimo ripartiranno e serviranno in sostanza a migliorare la preparazione e la competenza degli agenti, in modo che sappiano approcciare nella maniera migliore con gli immigrati.

I corsi obbligatori riprendono, ma la differenza sta nei docenti: fino al 2017 c’erano dei professori del Bo a formare gli agenti, dalla prossima settimana i professionisti di alcune associazioni e cooperative che lavorano nel campo dell’immigrazione.

Scelta che non è affatto piaciuta all’ex assessore e senatore Maurizio Saia: «Non discuto assolutamente il corso, che tra l’altro autorizzavo anche io. Non ne faccio neanche un discorso politico, perché il problema non è certo il principio, ma è ovvio che il taglio è sbagliato – dice l'ex Msi –. Non si sta formando un assistente sociale o un mediatore culturale, ma un agente della polizia locale. Quindi ci vuole un docente di psicologia, di scienze politiche, professionisti competenti e non gli esponenti delle Ong. Questo tipo di corsi li fanno in molte altre città, anche amministrate dal centrosinistra, ma a tenerli sono alte professionalità. Questo succede quando la sicurezza urbana finisce in mano a gente impreparata, piuttosto che tra quelle di un manager».