Ma Francesco Marino, che ha la responsabilità redazionale, aveva detto no alla messa in onda di una conversazione con una signorina che ha rifiutato di dare al servizio pubblico le sue generalità. Perché non vuole farsi conoscere o ri-conoscere?
Sono insorti i sindacalisti a scudo del redattore intervistatore e dell’intervistata reduce dalla simpatica manifestazione. Ma il ruolo del servizio pubblico non è fare da spalla ad Askatasuna. Se è vero che ci sono precedenti di interviste «mascherate» a soggetti rimasti anonimi, ogni volta lo deve decidere chi dirige e non un semplice redattore, come avviene in qualunque testata giornalistica. Ovviamente c’è pure chi, al contrario, ha parlato di «video preconfezionato» per le parole del poliziotto ferito. E sono comparabili? Ma in che mondo vivono costoro? Qual era la linea che la militante del centro sociale doveva offrire al servizio pubblico? Che erano tutte anime belle quelle di Torino? Che bisogna abituarsi al «conflitto sociale»? Che chi indossa la divisa è servo del sistema? Ma anche basta. Anche se alla fine i tifosi del centro sociale in redazione hanno ottenuto la messa in onda della «compagna», ma almeno non di spalle. Da qui si comprende anche la ritrosia a sporcarsi troppo le mani con Far West.È proprio Unirai, invece, a raccontare che cosa è accaduto alla trasmissione di Rai3: «I colleghi sono stati accerchiati e aggrediti da manifestanti incappucciati, minacciati e costretti ad allontanarsi sotto il lancio di sassi. È stata inoltre danneggiata la loro attrezzatura tecnica. Un’azione deliberata e mirata contro chi fa informazione. È inaccettabile che si pretenda di imporre il silenzio con la violenza, trasformando le piazze in zone interdette al racconto dei fatti». Parole da sottoscrivere. Anche perché l’altro sindacato preferisce impegnarsi nella popolarità da garantire ad Askatasuna e alle sue eroine.












