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Ultimo aggiornamento: 7:34

François de La Rochefoucauld, grande aforista francese del XVII secolo, ebbe a dire che “l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”. Ora che – in questa congiuntura astrale avversa – la maschera benevola di maniera non copre più il volto celato del potere, appare in piena luce il suo profilo orripilante. Insieme ai tratti caratteriali – sino al recente passato mantenuti prudentemente sottotraccia – dell’arroganza e dell’avidità; pulsioni ormai dedite a espellere due piccole virtù quotidiane che addolcivano le relazioni umane: il pudore e il buon senso.

Insomma, la teatralizzazione seppure insincera della benevolenza, quale apprezzabilità formale, svolgeva una certa funzione di ingentilimento politico, contenendo i peggiori eccessi di violenza barbarica. Le spudorate mire petrolifere (anticinesi) su Venezuela e Groenlandia di Trump, la pulizia etnica palestinese a Gaza di Netanyahu, per istinto di sopravvivenza criminale del politicante.

Mentre ieri Putin, feroce assassino di oppositori (ricordiamo Anna Politkovskaja ammazzata a rivoltellate o i dissidenti fatti fuori a mezzo polonio?), sentiva l’esigenza di motivare la “operazione speciale” contro Kiev come crociata a difesa delle minoranze russofone minacciate dal sovranismo ucraino; Bush junior aveva bisogno di giustificare la sua lotta scentrata al terrorismo post 11 settembre sventolando inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq.