Il calcio come specchio della società, ma anche come strumento per provare a cambiarla. È questo il filo che lega il nuovo episodio di “Speak Out! Il calcio racconta”, la webserie della FIGC dedicata al valore sociale dello sport, pubblicata su sostenabilia.it. Dopo aver affrontato il riscatto sociale in una realtà complessa come il Parco Verde di Caivano, la lotta contro il diabete e l’inclusione attraverso lo sport di persone con disabilità cognitivo-relazionali, adesso è il turno di una vera e propria piaga sociale generazionale: il bullismo. Una ferita diffusa, trasversale, che non conosce confini anagrafici né sociali. Il quarto episodio della serie sceglie di affrontarla senza scorciatoie narrative, mettendo a confronto due storie lontane per età ed esperienza, ma unite dallo stesso bisogno di non restare in silenzio. Da una parte Leonardo Bonucci, campione d’Europa con la Nazionale nel 2021 e oggi assistente tecnico del ct Gennaro Gattuso. Dall’altra Mirko Cazzato, fondatore di MABASTA! – Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti. Un dialogo che parte dal vissuto personale e arriva alla responsabilità collettiva.
Bonucci, il padre prima del campione
Bonucci si espone senza filtri, parlando non solo da calciatore affermato, ma da uomo e da padre. «Oggi i genitori sono presi dalla loro vita e non danno importanza ai figli. Io ho la fortuna di essere padre ed è quello che dico sempre a loro: qualsiasi cosa accada, bella o brutta, la devono raccontare appena tornando a casa. Il genitore è il lavoro più difficile del mondo», sottolinea. Parole che riportano il tema del bullismo dentro la quotidianità familiare, lontano dalle celebrazioni e vicino alle responsabilità di tutti. Il suo racconto torna poi all’infanzia, a un episodio che ha segnato profondamente il suo percorso umano. «Andavo a fare la passeggiata, erano le prime volte che uscivo da solo. C’era questo ragazzo che mi dava fastidio da un po’ e quel pomeriggio ebbi la sfortuna di trovarmi da solo. In quel momento mi portò in un vicolo e, minacciandomi con un’arma in mano, mi chiese tutti i soldi che avevo e mi disse di non parlarne con nessuno». Un’esperienza traumatica, che Bonucci non rimuove, ma rilegge come punto di svolta: «Fu un momento difficile, ma anche la goccia che fece traboccare il vaso. Da lì in poi ebbi la rabbia di aver subito un’ingiustizia, una rabbia che mi ha fatto crescere. Ho reagito in modo positivo, non chiudendomi, parlando con amici e genitori. È stato quello il modo per superarlo».







