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Nel decreto atteso in Consiglio dei ministri i lavoratori potranno chiedere i livelli retributivi medi per categoria e i criteri con cui si decide la busta paga
Per anni, in molte aziende, parlare di stipendio è stato un tabù: un fatto privato, quasi imbarazzante, più facile da evitare che da discutere. Ora lo Stato prova a ribaltare la regola non scritta del silenzio: con un decreto legislativo atteso in Consiglio dei ministri, i lavoratori potranno chiedere dati chiari sulla retribuzione media di chi svolge lo stesso lavoro (per categoria, non sul singolo collega) e sui criteri con cui l’impresa stabilisce stipendi e progressioni.
La bozza mette nero su bianco un passaggio che può cambiare i rapporti interni: il dipendente potrà richiedere informazioni scritte sui livelli retributivi medi, ripartiti per genere, delle categorie comparabili. Il datore di lavoro dovrà rispondere entro due mesi. E non basta una risposta vaga: se i dati risultano imprecisi o incompleti, il lavoratore potrà chiedere ulteriori chiarimenti e l’azienda dovrà motivare. Inoltre, la norma rafforza un principio chiave: nessuno dovrebbe essere ostacolato nel rendere nota la propria retribuzione.






