In tutta la Lombardia si mangerà per i prossimi due anni, con Milano Ristorazione, lo zafferano proveniente dall’Iran. A siglare l’accordo con l’azienda che serve 81.690 pasti al giorno tra refettori, nidi, scuole private e residenze sanitarie assistenziali, è stata l’imprenditrice Mahsa Mehrnam che importa con Saffron Milan, lo zafferano iraniano coltivato sui terreni di famiglia. “Per noi si tratta di un progetto molto importante - racconta Mahsa Mehrnam - che permette alle donne iraniane di lavorare in questo periodo molto difficile nel nostro Paese. In tutto sono 50 donne che raccolgono i fiori all’alba”. Le piantagioni si trovano nella zona di Mashhad, la seconda città del Paese per popolazione, a quasi mille metri di altitudine. È un'oasi molto estesa e fertile che occupa la valle del fiume Kashafrud delimitata dalle catene dei monti Binalood e Hezar Masjed. La valle è in prossimità del confine con il Turkmenistan.
Uno zafferano diverso dagli altri
Per ottenerne un solo grammo di zafferano bisogna raccogliere 150 fiori, un lavoro che deve essere fatto con delicatezza e molta attenzione. “Si inizia a lavorare nei campi prima del sorgere del sole - racconta l’imprenditrice -, in modo che il calore non rovini l'aroma della spezia. Ogni fiore ha tre pistilli che vengono tolti a mano e messi ad essiccare in laboratorio. Dopo 30-40 giorni il prodotto è pronto per essere confezionato e spedito”.






