Il caos globale non frena l’export delle imprese venete. Prevale tra le aziende un atteggiamento di cautela e attesa - certamente - ma la regione conferma anche in un anno complesso come il 2025 la sua propensione all’export.
Nonostante i dazi americani e le difficoltà della Germania (terzo e primo mercato di sbocco), il Veneto rimane la regione italiana più orientata agli scambi internazionali, con un rapporto tra interscambio e Pil pari a circa il 71%, contro il 56% della media nazionale, e la terza per export di beni, con il 13% del totale italiano di esportazioni.
L’Osservatorio Export 2025
La fotografia emerga dall’Osservatorio Export 2025 («Sicurezza economica, internazionalizzazione e integrazione dei servizi nel manifatturiero) di Confindustria Veneto Est, curato da Fondazione Nord Est e Sace, realizzato su un campione di 786 imprese manifatturiere e di servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, che rappresentano circa metà dell’export veneto (37,2 miliardi euro nel 2024).
Il report prende in esame anche le prospettive a breve delle imprese che, in larga maggioranza, dichiarano cautela e attesa, a causa del clima globale di incertezza e volatilità, sebbene in un quadro generale di miglioramento. Nel 2026 le esportazioni sono infatti attese stabili (con una forchetta che oscilla tra -3% e +3%) dal 52,8% delle imprese manifatturiere del Veneto orientale (e dal 61,5% di quelle attive nei servizi). Quattro su dieci (40,9%) si aspettano invece una crescita, che per il 31,5% sarà compresa tra il 3% e il 10%.






