VENEZIA - Il Nordest teme una gelata sull'export dai dazi al 15% in Usa e la debolezza del dollaro con danni per quasi un miliardo (esattamente 937 milioni). E il presidente di Confindustria Emanuele Orsini chiede di «compensare le mancanze di competitività con un piano straordinario per le imprese per aiutare i settori più colpiti. Bisogna sforare il patto di stabilità anche per l'industria».
Secondo i primi calcoli dello studio Adacta Tax & Legal, solo per il settore manifatturiero del Veneto sarebbero a rischio vendite all'estero per 716 milioni su un totale di 7,13 miliardi d'export mentre per il Friuli Venezia Giulia si arriverebbe a una perdita di 221 milioni. Nel mirino ovviamente ci sono anche prodotti agroalimentari come formaggi e vino: mancate vendite previste per circa 150 milioni in Veneto, in primo luogo per il Prosecco. E gli imprenditori del Nordest criticano decisamente l'intesa firmata per l'Europa dalla presidente della commissione von der Leyen che comunque potrebbe contenere dei settori esentati dalla stangata tariffaria. «Il 15% rimane una pessima notizia rispetto a prima ma almeno è finita l'epoca dei ricatti e dell'incertezza. Le produzioni ad alto valore aggiunto del Made in Italy sono difficilmente sostituibili e potranno assorbire l'extra costo dividendolo tra margini aziendali e clienti americani - avverte Raffaele Boscaini, presidente Confindustria Veneto -. Più preoccupante la situazione per chi produce prodotti a basso valore aggiunto. Ora la priorità è supportare la competitività della nostra manifattura eliminando dazi interni all'Europa, riducendo burocrazia e costi energetici».













