Bene che si metta "fine all'incertezza", ma l'accordo sui dazi al 15% avrà un costo "rilevante" per le imprese.
Il mondo produttivo accoglie con preoccupazione l'intesa appena raggiunta da Ue e Usa.
Dall'auto all'agroalimentare, dai macchinari al vino, il grido d'allarme è accompagnato da una prima stima dei possibili danni. Miliardi di euro di export destinati ad andare in fumo, che le categorie non intendono però incassare in silenzio: servono "sostegni e compensazioni" per le aziende colpite, è l'appello al governo e all'Ue.
Proprio all'Europa si rivolge il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che chiede non solo di attuare da subito "un nuovo piano industriale straordinario per le imprese", ma propone anche di sforare il Patto di stabilità oltre che per le armi e la difesa, "anche per l'industria". L'accordo raggiunto non è certo soddisfacente. "Per noi tutto quello che è oltre allo zero è un problema", mette in chiaro Orsini, confermando le stime sull'impatto dei dazi per le imprese: "22,6 miliardi". Un fardello cui si aggiunge anche "la svalutazione dollaro-euro, che per noi vuol dire oggi incrementare il dazio di un 13%".
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