Tra il 2021 e il 2025 nei comuni della Valnerina colpiti dal sisma 2016 le imprese attive calano più che nel resto dell'Umbria, ma le società di capitali aumentano più velocemente del dato regionale.
Un segnale di irrobustimento del tessuto produttivo in un'area fragile, anche se resta ampio il divario strutturale (6,2% contro il 24,9% regionale).
È in questo quadro che si colloca il progetto Fenice, frutto della collaborazione tra Università per Stranieri di Perugia, Comune di Norcia, Camera di commercio dell'Umbria e Scuola umbra di amministrazione pubblica che mira a formare competenze, ricostruire fiducia e accompagnare la rinascita economica, andando oltre la logica dell'emergenza.
Le elaborazioni della Camera di commercio dell'Umbria - è detto in un suo comunicato - sull'andamento delle imprese nel periodo 2021-2025 consentono di cogliere i trend di fondo, distinguendo tra dinamiche congiunturali e trasformazioni strutturali. L'analisi riguarda le imprese attive, cioè effettivamente operative, e prende in esame i 14 comuni della Valnerina del cratere sismico, escludendo Spoleto, che presenta caratteristiche economiche e dimensionali non comparabili.
Nel complesso, le imprese attive scendono da 2.231 a 2.145, con una flessione del -3,9%, più marcata rispetto al -3,1% regionale. Un dato che secondo la Camera do commercio conferma la fragilità quantitativa dell'area, ancora segnata da spopolamento, difficoltà logistiche e limiti strutturali.






