Roma, 4 feb. (askanews) – I violenti scontri di piazza del 31 gennaio a Torino non hanno sulle opposizioni lo stesso effetto delle discussioni sul riarmo e la guerra in Ucraina. Al Senato Pd, M5S, IV e AVS depositano una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e si presentano congiuntamente davanti ai cronisti con i rispettivi capigruppo. L’obiettivo è rappresentare anche visivamente la scelta di ricompattarsi di fronte a quella che giudicano la “strumentalizzazione” di Governo e maggioranza sui fatti del 31. Qualche leggero malumore lo desta inizialmente, fra gli alleati, il gioco d’anticipo del leader M5S, Giuseppe Conte, che in tv annuncia per primo che i suoi hanno presentato una risoluzione “come M5s” e che “le altre forze di opposizione la condividono”. Stefano Patuanelli, capogruppo stellato a palazzo Madama, lo conferma poco dopo ai cronisti: “Il testo è a mia prima firma e contiene gli undici impegni che avevamo chiesto”.
Alla fine, come la logica dei numeri impone, in aula passa la risoluzione di maggioranza, che oltre a ribadire la solidarietà con le forze dell’ordine e a denunciare “un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa”, ribadisce la linea governativa degli sgomberi dei centri sociali, “un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione”. Leggermente sfumato, ma comunque messo nero su bianco, l’accenno al molto discusso “fermo preventivo” dei contestatori, che Piantedosi sollecita nuovamente nel corso delle sue comunicazioni in aula: la risoluzione suggerisce di rendere “più efficace (…) l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”.












