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Ultimo aggiornamento: 15:46

Negli anni ’90 le due principali banche svizzere avevano pagato oltre un miliardo di dollari di risarcimenti alle vittime dell’Olocausto per chiudere la vertenza sui fondi in giacenza di superstiti o di discendenti delle vittime. Ma un’inchiesta condotta da una commissione del Senato degli Stati Uniti ha rivelato che Credit Suisse avrebbe nascosto informazioni rilevanti durante le precedenti indagini su conti appartenuti a nazisti o a collaboratori del Terzo Reich. Decine di migliaia di documenti recentemente scoperti forniscono nuove prove di titolari di conti fino ad oggi sconosciuti o solo parzialmente identificati, inclusi elementi centrali dell’apparato economico agli ordini di Adolf Hitler. Sono quasi 900.

Tra i documenti più significativi figura una cosiddetta “lista nera americana”, un archivio di clienti contrassegnati come finanziatori o commercianti con i nazisti. La commissione ha sottolineato che Credit Suisse non aveva rivelato l’esistenza di questi conti durante le verifiche degli anni ’90, quelle che portarono all’accordo miliardario con i sopravvissuti. Al centro del caso c’è Neil Barofsky, ex procuratore americano nominato mediatore presso Credit Suisse nel 2021. Barofsky era stato rimosso nel 2022 dopo che la banca, secondo quanto ricostruito dalla commissione, avrebbe fatto pressione affinché limitasse la sua indagine. Reintegrato nel 2023 dopo l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, Barofsky e il suo team hanno identificato archivi che hanno permesso di ricostruire altri conti legati ai nazisti, tra cui un conto intestato a ufficiali di alto rango delle SS e un intermediario svizzero usato per movimentare beni saccheggiati.