Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la solennità di un oracolo antico, conferma ciò che il Codacons grida da mesi: il caos regna sovrano.
Un labirinto burocratico e un quadro desolante, dove comuni interi si scoprono nudi come vermi: chi non ha fornito le informazioni richieste al Mit non può più usare i suoi autovelox, pena l'inutilità totale. E quelli che hanno obbedito, ma con apparecchi non omologati? Multe annullate a raffica, dopo ricorsi a pioggia. Risultato: un disastro triplice.
Prima, la sicurezza stradale, che dovrebbe essere il faro di ogni amministrazione, va a farsi benedire in un groviglio di carte e contestazioni. Poi, gli automobilisti, vittime di trappole tecnologiche che non rispettano nemmeno le regole base. Infine, le casse dei comuni, prosciugate da spese legali che potrebbero finanziare iniziative per la sicurezza stradale.
E il colpevole principale? Il MIT, naturalmente, con i suoi ritardi epici nell'emanare il decreto sull'omologazione. Un provvedimento invocato dal molti come un messia, ma che si fa attendere più di Godot. Nel frattempo, l'Italia corre – o meglio, frena – su strade dove la velocità è controllata da marchingegni che sembrano usciti da un bazar orientale: alcuni omologati, altri no, altri ancora forse.









