Nuovo capitolo dell’ormai celebre “caso dell’angelo” restaurato nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma e risultato somigliante al volto della premier Giorgia Meloni, ad opera del sacrestano e restauratore Bruno Valentinetti. Volto che potrebbe cambiare fattezze, o meglio, tornare a quelle originali, “ante restauro” e potrebbe essere lo stesso sacrestano a doverci rimettere le mani. Polemiche e dibattiti a vario titolo continuano a tenere banco e scatenano l’ironia virale.

E davanti alla basilica si allunga la fila di chi vuole constatare di persona se quest’angelo è davvero così meloniano, tra selfie e flash. E un dubbio avanza: che ci sia sotto anche la spinosa questione del ritorno in Italia della salma del re Umberto II? Il condizionale è ancora d’obbligo. La Soprintendenza speciale di Roma capitale, guidata da Daniela Porro, ha avviato un’indagine interna per verificare se il recente restauro abbia alterato i connotati dell’originale del 2000. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto chiarezza: se i documenti d’archivio confermeranno la modifica non autorizzata, la versione “politica” verrà rimossa per ripristinare l’iconografia originale. «La Soprintendenza», hanno fatto sapere dal ministero, «ha attivato le ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o disegni di progetti, del dipinto originale della cappella del Crocifisso a San Lorenzo in Lucina realizzato nel 2000. La ricerca è funzionale a un raffronto con l’attuale decorazione frutto del ripristino avvenuto nel 2025».