Una crisi ferroviaria che non sembra terminare, e che giorno dopo giorno causa ingenti perdite per l'economia catalana. Da oltre due settimane, secondo le stime di El País, nel porto di Barcellona il traffico di treni merci provenienti da Francia, Germania e Polonia, è diminuito dell'80% rendendo di fatto il porto della città catalana, un hub isolato.

Questa improvvisa crisi è stata causata dalla tragedia avvenuta a Gelida, vicino Barcellona, il 20 gennaio scorso, quando in seguito a un incidente ferroviario, costato la vita a un macchinista in formazione, le autorità catalane hanno deciso di chiudere il tunnel di Rubi, che ha totalmente interrotto l'unico accesso commerciale internazionale attraverso i Pirenei.

Dal giorno successivo all'incidente, secondo Lpf Perthus, la società che gestisce il tratto tra Perpignan (Francia) e Figueres (vicino Girona), sono transitati solo 33 convogli su 155 programmati, praticeamente uno o due treni al giorno contro i dieci abituali.

Le ripercussioni del blocco coinvolgono anche il nord della Spagna, l'asse dell'Ebro, un'importante arteria stradale che attraversa il Paese, e il sud della Francia. Per cercare di arginare il problema le aziende di trasporti hanno optato per due soluzioni: alcune hanno limitato la produzione fin quando non si sbloccherà nuovamente l'hub, mentre la maggior parte si è affidata al trasporto via gomma, che però si è rivelata una soluzione fallimentare.