Tra i migliori casi di successo delle aziende a partecipazione pubblica di maggioranza, quello delle Poste si sta consolidando ai vertici, oltre ogni migliore previsione. Il cammino di crescita comincia da lontano, a fine anni 90, quando l’allora ministro del Tesoro Azeglio Ciampi, conferisce a Corrado Passera l’incarico di ristrutturare Poste italiane e renderle polivalenti nell’esercizio del proprio core, aumentandolo ben oltre la consegna della corrispondenza, allora ancora essenziale, grazie ad una capillarità seconda solo a quella della farmacie.

L’operazione decolla grazie alle intuizioni di Passera di renderla anche banca, aiutata dalla posizione di primo riferimento per l’incasso delle pensioni. Poi arriva la quotazione in Borsa e infine, più recentemente, l’acquisizione della quota di maggioranza della già blasonata Telecom, da oltre 15 anni alla ricerca di una capacità di realizzare profitto mai neppure avvicinata. Con la nuova partecipazione Poste va ad identificarsi come un campione nazionale polivalente, in grado di offrire alla clientela oltre all’attività tradizionale, quella bancaria e assicurativa e di logistica e telecomunicazioni integrate. Un insieme di componenti che la porta letteralmente a volare in Borsa, con un + 67% a/a, e un + 6,50% da inizio 2026.