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Domani il Cdm. Nel decreto, limato il fermo preventivo, resta lo scudo penale allargato

da Roma

Si prende tempo a Palazzo Chigi. E la riunione del Consiglio dei ministri inizialmente prevista per oggi finisce per slittare a domani. Ventiquattro ore in più per limare i testi del decreto e del disegno di legge sulla sicurezza che il governo intende approvare per dare una risposta immediata ai fatti di Torino. E che solo nella tarda mattinata di ieri sono stati anticipati agli uffici giuridici del Quirinale che, non è un mistero, nel corso delle diverse interlocuzioni di queste settimane aveva manifestato più di un dubbio su alcuni dei punti chiave dei due provvedimenti. All'incirca ottanta pagine in tutto, che ancora ieri sera erano all'esame di Sergio Mattarella. Ventiquattrore che servono anche ad arrivare al Consiglio dei ministri di domani pomeriggio forti del voto di un risoluzione di maggioranza al Senato, visto che ieri - come ampiamente annunciato - la capigruppo di Palazzo Madama ha deciso di trasformare in comunicazioni l'iniziale informativa del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi prevista per oggi. Non un dettaglio semantico, visto che nel secondo caso - esattamente come avvenuto ieri alla Camera - non è previsto alcun voto, mentre alle comunicazioni segue sempre il pronunciamento dell'aula sulle relative risoluzioni.