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Nella Sala delle Cariatidi con un sorriso ha spiegato anche la sua idea di femminile

Anselm Kiefer si presenta in Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale di Milano, in cappottone nero lungo, aperto. Indossa una camicia candida e occhialetti tondi: i suoi ottant’anni sembrano parecchi di meno. Ha il physique du rôle della rockstar e, di fatto, lo è nel mondo dell’arte contemporanea.

La vulgata lo dipinge burbero, quasi indifferente al mondo; eppure, ieri a Milano è arrivato sorridendo. Si è concesso alle televisioni senza risparmiare battute bonarie sulla banalità delle domande, ha borbottato simpaticamente per il tempo che i fotografi impiegavano per scattargli qualche foto-ricordo con il Duomo alle spalle («Siamo in Italia, si procede con calma», gli abbiamo detto; ci ha risposto in italiano: «Veramente»). Poi ha continuato in tedesco un dialogo- confronto davanti ai giornalisti con Gabriella Belli, sempre brava a prenderlo per il verso giusto (come non ricordare il loro connubio perfetto, complice Tintoretto, a Palazzo Ducale di Venezia nel 2022?). Nella conversazione Kiefer ha riso parecchio, ha preso in giro la curatrice — «una di cui si fida davvero », ci dicono — scimmiottandone il ricercato gusto del parlar forbito, «mentre io mi esprimo in un tedesco dialettale». Ha salutato con calore Lia Rumma, 'Nostra Signora delle Gallerie' e sua seconda vestale, insieme a Belli, in questo viaggio italiano.