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In 42 teleri, l’artista tedesco rappresenta donne emarginate ma cruciali nella scienza
C’è un punto preciso, entrando nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, in cui si ha la sensazione fisica che il tempo smetta di procedere in avanti e cominci invece a depositarsi, a stratificarsi. Le pareti scarnificate, le ferite lasciate dai bombardamenti del 1943, i corpi mutilati delle cariatidi che un tempo sostenevano la balconata non sono semplice contesto: sono materia viva, memoria incorporata nell’architettura. È in questo spazio, già carico di una storia di distruzione e sopravvivenza, che Anselm Kiefer ha scelto di collocare Le Alchimiste (dal 7 febbraio al 27 settembre 2026), una mostra che non si limita a essere vista, ma va attraversata come un paesaggio mentale. Più che un’esposizione, è un’esperienza iniziatica, un racconto che si costruisce per accumulo, per sedimentazione, chiedendo allo spettatore tempo, attenzione, disponibilità a sostare nell’oscurità.






