MESTRE (VENEZIA) - Sulla porta, tra gli orari di apertura e una copia del regolamento comunale, spicca il cartello che impone il divieto di fumare all’interno del locale. Visto quello che è stato scoperto nel retrobottega, l’avviso sembra quasi uno sberleffo. In una stanza sul retro di quel negozio di alimentari, infatti, la polizia locale veneziana ha trovato un’autentica fumeria clandestina: tavolini bassi, divanetti, carta da parati nera e gialla con il logo Louis Vuitton - per dare un tono molto esclusivo all’ambiente. Con i dovuti adeguamenti storici, insomma, sembrava il ritaglio di una casa dell’oppio vittoriana, trapiantata dalla Londra dell’Ottocento direttamente ai margini del rione Piave di Mestre, a Venezia, il quartiere alle porte della stazione ferroviaria dove le forze dell’ordine lottano continuamente contro spacciatori e tossicodipendenti.
L’ispezione degli agenti lagunari è scattata giovedì sera. Da tempo il comando aveva notato movimenti sospetti in quel minimarket in via De Amicis: il piccolo supermercato etnico gestito da una donna di origini africane era al centro di un bizzarro viavai, con numerose persone che entravano nel negozio e vi restavano a lungo - eppure non si riconoscevano tra gli scaffali pieni di generi alimentari; intuito quindi che potesse esserci un altro locale, non visibile dall’esterno, i vigili si sono presentati sulla porta accompagnati dal cane antidroga Quad. Non è però servito l’olfatto dell’animale addestrato per riconoscere l’odore di cannabis e hashish bruciati, fin dall’ingresso.






