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3 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:33
Quando si dice “dispersi” è rarissimo che qualcuno riappaia. E questo è particolarmente vero per le vittime delle rotte del Mediterraneo. Per quanto riguarda ciò che è successo nel Mediterraneo al largo delle coste tunisine e libiche attorno al 20 gennaio, nel pieno del ciclone Harry, c’è solo da sperare che la cifra sia sotto i mille morti. Ma lo sarebbe di poco. Ci sono stati infatti, più o meno negli stessi giorni, 380 dispersi partiti dalla Tunisia segnalati dalle Ong e confermati dalle autorità italiane. A questi si aggiungono le 51 vittime di un naufragio a Tobruk, ma soprattutto le ultime stime delle Ong hanno aggiunto circa 500 persone che risultano partite dalla costa tunisina nell’area di Sfax e non arrivate. Il totale si avvicinerebbe a 950.
Nell’ anno più tragico, il 2016, le vittime della rotta mediterranea erano state poco più di 5 mila. Ancora qualche numero: in tutto il mese di gennaio di quest’anno gli sbarcati in Italia sono stati 1.400 cioè meno della metà del gennaio 2025. Piantedosi l’ha vantata come gestione dei flussi, ma la differenza l’hanno fatta i naufragi. Il ciclone Harry, devastante conseguenza del cambiamento climatico, ha incrociato la crisi migratoria, o meglio il proibizionismo migratorio: i due grandi temi del nostro tempo. Ma intanto in Italia si parlava di coltellini e martellini.













