La Guardia costiera aveva parlato di 380 dispersi. Ma secondo le ong “porebbero essere almeno mille le persone spinte in mare nei giorni del ciclone Harry e mai arrivate sull’altra sponda del Mediterraneo”.
“Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito”, denuncia Laura Marmorale di Mediterranea Saving Humans, sulla base delle testimonianze raccolte da Refugees in Libya, la rete di supporto di rifugiati e richiedenti asilo sulle due sponde del Mediterraneo.
Ventinove barchini partiti dalla Tunista
Da quando le prime notizie sul naufragio si sono diffuse, gli attivisti di Ril in Europa hanno iniziato a raccogliere dati, storie, a contattare chi dall’altra parte del mare aspetta di partire. E il quadro emerso è sconcertante: almeno ventinove barchini, molti dei quali in ferro, tristemente noti come le “bare galleggianti” per l’estrema precarietà anche in condizioni meteo favorevoli, secondo le testimonianze raccolte sono stati spinti in mare. Uno è riuscito a tornare indietro, uno è miracolosamente arrivato a Lampedusa, sfidando onde alte come palazzi che sono costate la vita a due gemelline di appena un anno o poco più e un ragazzo crollato poco dopo essere arrivati sull’isola. Di tutti gli altri rimane solo il ricordo, che dà forma a quella che con il passare dei giorni appare come una strage.









