Una hit musicale dei primi anni Duemila sta stregando quella generazione che all’epoca non era neppure nata. Eppure Milkshake di Kelis, singolo del 2003 ed estratto dall’album Tasty, è diventato colonna sonora della nuova campagna promossa per il mercato americano da Gap. E sta lasciando il segno. «Perché la pubblicità Better in denim di Gap ha toccato il tasto giusto»: così ha titolato Forbes America, evidenziando come l’iconica griffe americana abbia ritrovato il suo ritmo e grazie alla star mondiale Katseye sia riuscita a sfruttare il momento giusto. La campagna ha portato nuovamente in auge nel dibattito culturale il denim a vita bassa attraverso una danza che fonde generi diversi. Nello spot ammiccano i Katseye, artisti più chiacchierati del panorama musicale con oltre 22 milioni di follower, fandom globale in crescita e singoli da billboard. Altro che momento di riflessione. Qui l’incertezza la si supera mettendo il portafogli oltre l’ostacolo.

L’acquisto come antistress

Benvenuti nel tempo segnato dal doom spending inteso come shopping sfrenato e che diventa una forma di antistress: quando il futuro fa paura, il carrello (anche per i giovanissimi) diventa un rifugio. Così il doom spending declina acquisti che nascono da lavoro instabile, crisi climatiche, difficoltà geopolitiche. È il lato oscuro dello shopping nell’era dell’incertezza. Oggi l’inafferrabile generazione Z è la più vulnerabile: spende d’impulso e spesso non ha competenze per comprendere i rischi di una mancata alfabetizzazione finanziaria. Lo rivela anche la nuova ricerca Intuit Credit Karma. Alla spesa compulsiva è esposto il 41% dei giovani, mentre il 42% ammette episodi di panic buying, cioè acquisti dettati dalla paura di aumenti di prezzo o carenze di prodotti. In fondo si tratta del gemello inquieto del no-buy challenge: alcuni reagiscono stringendo la cinghia, altri scelgono la filosofia del «vivi oggi, domani si vedrà». Ecco perché l’ansia diffusa diventa infrastruttura problematica dei consumi contemporanei.