«Grazie Italia. Voglio dire a tutti, in italiano, grazie mille a Giorgia Meloni e a tutti i padri e le madri italiani. Senza l’Italia, che è venuta in Svizzera per fare giustizia, non saremmo qui oggi; senza la Meloni non potremmo fare niente, voglio andare in Italia, terra accogliente e dove tutti sono una famiglia. Spero che anche Emmanuel Macron e la Francia vengano qui». L’uomo che parla è uno svizzero, anche se indossa la maglietta della nazionale azzurra, gesto politico che nulla ha a che vedere con la tifoseria calcistica. Le parole sono forti, il suo dolore è inconsolabile ma portato con dignità.
VERITÀ
Si chiama Christian, è il padre di Tristan, uno dei sette giovanissimi calciatori della squadra del Lutry, centro di diecimila abitanti, morti nel rogo de La Constellation. Con gli altri suoi concittadini che hanno perso i figli, regge un lungo striscione nel quale chiede verità e giustizia e confessa tutta la propria sfiducia per come si sta muovendo la procura di Sion e per l’incapacità della Confederazione di tutelare le famiglie delle vittime. Anche nelle valli elvetiche, l’inconcludenza del governo di Berna contribuisce a diffondere sempre più il sospetto, tra i cittadini, che il federalismo giudiziario sia un pretesto, un sistema sbagliato che consente ai vallesani di nascondere le responsabilità dell’amministrazione di Crans Montana e offre allo Stato la scappatoia per non intromettersi, aspettando che il tempo attenui il clamore.






