«Non intendo arretrare di un solo millimetro. Non esiste. L’ho promesso a quelle famiglie e manterrò la mia parola fino all’ultimo». Giorgia Meloni ha tenuto il punto, durissima, nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi con l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma dopo che il Tribunale di Sion ha disposto sabato scorso la scarcerazione di Jacques Moretti dietro il pagamento di una cauzione di 200mila franchi sborsate da un imprenditore di Ginevra rimasto nell’ombra.
A ben poco son valse le parole del presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, che nei giorni scorsi aveva invitato la politica a non interferire con la giustizia, pur premettendo di comprendere l’indignazione del governo di Roma per la decisione delle toghe svizzere di lasciar andare il proprietario de Le Constellation, il locale dove in quella maledetta notte di inizio anno hanno perso la vita 40 giovanissimi, di cui sei italiani. «Giustizia per me è non restare fermi ed è quel che intendo fare», ha scandito la premier durante l’incontro con l’ambasciatore, presenti anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli.
La rotta è chiara ed è la stessa premier, in continuo contatto Whatsapp con i famigliari delle vittime, a tracciarla. Il rappresentante del nostro Paese in Svizzera rientrerà al suo posto, nella sede di via Willadingweg 23 a BERNA, solo «all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le Autorità giudiziarie dei due Stati - mette in chiaro una nota di Palazzo Chigi - e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana».












