CADORE (BELLUNO) - Per volontà della famiglia del bambino costretto a tornare a casa a piedi percorrendo 6 chilometri a piedi sotto la neve, l’incontro con Salvatore, l’autista, è avvenuto in maniera riservata. E dunque pace fatta. Un lieto fine per la storia che ha indignato l’Italia: quella del ragazzino di 11 anni costretto a scendere dall'autobus del trasporto pubblico perché sprovvisto del nuovo super-biglietto olimpico da 10 euro. La mamma ed il papà domenica sera sono andati a Calalzo.
L’appuntamento nel parcheggio dei pullman della Dolomitibus. «Abbiamo lasciato nostro figlio a casa» spiega la mamma «per cercare di tutelarlo. In questi giorni c’è stata un’esposizione mediatica incredibile. Non abbiano niente da dire sul lavoro che hanno fatto giornali e televisioni, ma poi bisogna fare i conti con i social. Non c’è solo chi insulta, ma in qualche caso anche con chi ti loda e finisce per diventare uno stalker, con più messaggi al giorno. E se non rispondi insiste, ancora e ancora. Comunque sono state moltissime le manifestazioni di solidarietà».
L’esposizione mediatica è vissuta con disagio. «Più per Salvatore che per noi» prosegue la mamma «ci ha fatto piacere incontrarlo lontano dalle telecamere. Lui ci ha detto che quel giorno era particolarmente alterato e si è scusato; non ricorda quello che ha detto al bambino. Comprendiamo il suo disagio e ci dispiace; noi da parte nostra siamo sicuri di quanto ci ha riferito nostro figlio e che è stato confermato anche da altri bambini che erano sul pullman».













