E'di nuovo muro contro muro fra Serbia e Kosovo: certificati i dati definitivi delle elezioni politiche del 28 dicembre in Kosovo, dopo il riconteggio imposto per alcuni brogli elettorali, la Commissione elettorale centrale (Cec) del Kosovo, com'era già accaduto in passato, non ha approvato i 9 candidati eletti dalla minoranza serba andati al partito Srpska Lista, suscitando l'ira di Belgrado.
Alle 11 di oggi è scaduto il termine per il ricorso dei candidati esclusi, prima che i risultati vengano certificati.
In caso di nuova esclusione, i candidati possono ancora rivolgersi alla Corte Suprema. Ma la questione non sembra di facile soluzione. La presenza di 10 deputati della minoranza serba nell'Assemblea del Kosovo è un dettato costituzionale. Ma i due membri nella Cec del partito nazionalista di Albin Kurti, Vetëvendosje, hanno posto il veto all'approvazione dei candidati di Srpska Lista, considerata legata direttamente a Belgrado e quindi emissione di un Paese straniero, mentre gli altri 7 membri si sono astenuti. Dura la reazione del ministro degli Esteri della Serbia, Marko Djurić, che in una nota ufficiale ha scritto: "la decisione della Commissione Elettorale Centrale di Pristina di non approvare la pubblicazione dei risultati elettorali per la Lista Serba rappresenta un altro duro colpo ai diritti politici del popolo serbo in Kosovo e Metohija (come Belgrado chiama il Kosovo, del quale non riconosce l'indipendenza, ndr). Particolarmente preoccupante è il fatto che questa decisione avvenga proprio nel momento in cui l'Unione Europea sta avviando il processo di revoca delle misure contro il governo di Albin Kurti". Un passo, quest'ultimo, che "non ha contribuito ad alleviare la pressione sui serbi e sulle altre comunità nazionali non maggioritarie in Kosovo". Per Djurić, "invece di una de-escalation e di un ripristino della fiducia, assistiamo a nuove iniziative che approfondiscono la sfiducia e confermano che la sistematica privazione dei diritti dei serbi rimane la prassi, non l'eccezione". Secondo Eugen Cakolli, dell'Ong Democracy in Action, che monitora il processo democratico in Kosovo, la decisione della Cec di non riconoscere il risultato di Lista Serba è un "arbitrio istituzionale" oltre che una "pratica completamente illegale". Secondo Cakolli, "se oggi i risultati vengono annunciati selettivamente, domani potrebbero essere ritardati o certificati selettivamente.






