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L’agente accerchiato e picchiato è oggetto di commenti indegni da parte dei soliti violenti, che ora minacciano: “Quando anche noi avremo le armi…”
“L’unico sbirro buono è uno sbirro morto”. Questo è solo uno dei tanti messaggi che in queste ore stanno lasciando gli antagonisti davanti alle immagini del poliziotto accerchiato, malmenato e preso a martellate durante la manifestazione di sabato a Torino. L’agente, anche se disarmato di manganello e scudo, è riuscito a difendersi nel miglior modo possibile: si è coperto la testa e con un calcio ha allontanato il casco prima che uno degli antagonisti riuscisse ad afferrarlo per usarlo come arma contro di lui. È stato dimesso ma, nel frattempo, i suoi colleghi stanno ancora cercando i responsabili di quell’aggressione: solo uno è stato individuato e arrestato, anche se con accuse molto lievi che potrebbero portarlo presto alla libertà. Intanto gli antagonisti continuano a darsi di gomito, a divertirsi facendo girare le immagini, cercando di discolparsi perché “la polizia è violenta e non accettiamo lezioni da chi usa i manganelli”. Si mettono allo stesso livello delle forze dell’ordine, vogliono convincersi che la violenza antagonista è legittima davanti alle cariche degli agenti che rispondono ai loro attacchi.






