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La minaccia: "Sbirri morti, avanti con le proteste". Critiche al sindaco, reo di aver rotto il patto: "Infame"
«È solo l'inizio per voi». Con queste parole è stata chiamata, per ieri alle 18 con il favore delle tenebre, la manifestazione contro il «sequestro» dello stabile occupato per 29 anni da Askatasuna. «Non abbiamo paura: se Askatasuna viene tolta da corso Regina Margherita 47 l'unica risposta saranno le strade piene di giovani inc che non abbasseranno la testa», hanno scandito al microfono prima di radunare la protesta.
Davanti all'Aska si sono ritrovate alcune centinaia di persone nel pomeriggio, forse un migliaio, e hanno preso la parola anche alcuni residenti di Vanchiglia (il quartiere che ospita il centro sociale) in sua difesa, nonché Non una di Meno, collettivo femminista. «L'Asktasuna vive nelle strade e nelle lotte, non è solo quattro mura. Se non ci vogliono qui saremo nelle strade», hanno dichiarato in assemblea prima del tentativo di corteo, con sfondamento del cordone, che è stato bloccato sul nascere con cariche di alleggerimento e idranti. Contro gli agenti, schierati dal mattino a tutela dell'edificio sotto sequestro, sono stati lanciati petardi e bottiglie di vetro. Alcuni hanno provato a rientrare ma sono stati respinti. «Sbirri morti», si legge sui muri del vicino Campus Einaudi.






