Influenza, morbillo, varicella: bambini e ragazzi che affollano asili e scuole potrebbero essere contagiosi ma ’nasconderlo’ così bene da non sembrarlo affatto. Potrebbero infettare gli altri anche senza mostrare il minimo segno di febbre o raffreddore. Questo perché il virus che entra nel loro organismo può produrre tre risultati: in seguito all’infezione potrebbero essere subito assaliti da febbre e altri sintomi collegati, o non mostrarne affatto; potrebbero trasmettere il virus anche senza presentare sintomi e poi comunque ammalarsi, oppure contagiare ma senza che subentri la malattia.
Influenza k, perché i sintomi durano il triplo. Che cosa fare
15 Gennaio 2026
È una ’legge’ che vale ancora oggi, e vale per tutti i virus (e batteri): c’è sempre qualcuno che non si ammala, ma che invece infetta gli altri. Il caso di Federica Pellegrini e Matteo Giunta, che ha apostrofato malamente i genitori che portano all’asilo i figli con la febbre, ha fatto tornare alla ribalta il vecchio interrogativo: quanto possiamo essere infettivi anche quando stiamo bene?
Il virologo Andrea Crisanti fornisce una prima risposta: “Questo è possibile perché il virus non ha ancora ancora stimolato il sistema immunitario - dice -. È dentro di noi ma non si è duplicato. Il malessere che noi sentiamo, ossia febbre, mal di testa o spossatezza, è la dimostrazione che il patogeno è riuscito a sollecitare le nostre difese naturali. In pratica la malattia non coincide con l’infezione”.






