MESTRE - «Gente che entra, gente che esce» sembra l’inizio del celebre sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma nell’angolo tra via Miranese e via Bellini, a Mestre, per Diego Bortone – che qui vive da sei anni – non è una commedia: è la realtà quotidiana. Un condominio che, racconta, è diventato un albergo senza regole, un teatro di situazioni che nulla hanno a che fare con il normale abitare. «Io faccio il militare di mestiere. E quindi per me il vivere nelle regole, purtroppo, è quasi – non dico un’ossessione – ma è una forma mentis che va avanti da 27 anni. Non si può pretendere che io viva come se le regole non ci fossero», dichiara. Il tema degli affitti brevi è da tempo al centro del dibattito a Venezia e Mestre: case sottratte ai residenti e destinate a chi è solo di passaggio. In via Bellini, però, la situazione assume contorni ancora più spiacevoli.

«Viene affittato a persone trans che fanno un’attività di servizi alla persona, diciamo così», spiega Diego. «E lo voglio dire subito: il problema non è chi sono. Il problema è la clientela che purtroppo invade le nostre scale». I segni sono evidenti: «Sporcizia negli spazi comuni, rifiuti, disordine che spesso parte dall’appartamento e arriva fino alle scale». Ma non è solo una questione di degrado. «I clienti suonano a tutte le ore. È successo che alle due di notte abbiano suonato a una condomina solo perché ha un nome sudamericano e l’hanno scambiata per una di loro».