«Sia la Sovrintendenza sia l’ente proprietario (Fec), oltre all’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un’azione di restauro “senza nulla modificare o aggiungere” (dalla mail condivisa) sull’affresco in questione di recente fattura (anno 2000). Pertanto la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti».
Dunque è lo stesso Vicariato di Roma a rassicurare la senatrice M5S Alessandra Maiorino e tutti gli esponenti della sinistra in crisi mistica per cui «monumenti e il patrimonio artistico e culturale non possono essere alterati in tal modo»: nella basilica di San Lorenzo in Lucina non è stato rovinato nulla (al massimo il buon gusto) perché Bruno Valentinetti non ha dipinto il suo angelo meloniano coprendo qualche capolavoro: su quella parete ci sono solo «croste recenti» (sentenzia forse ingenerosamente il sito artribune.com) delle quali perfino la datazione è nebulosa, c’è chi parla di opere «riempitive» esistenti dal 1985, rimaneggiate poi nel 1996 e poi ancora nel 2002 e nel 2007.
Insomma i capolavori sono altri, come La Crocifissione di Guido Reni (1638) lì a pochi metri e, se si va a cercare, la storia dell’arte offre mille spunti sui ritratti dei potenti lasciati qua e là. Per sberleffo, per “dovere istituzionale”, per omaggio fino a rasentare l’effetto baciapile o anche per vendetta: fare politica, satira e affari personali era frequente per i grandi maestri, in equilibrio fra metodo e genio.










