L’angelo potrebbe (ri)cambiare i connotati. O meglio, ripristinare la vecchia fisionomia angelica. Miracoli dell’arte? Mica tanto. Piuttosto una corsa a riparare interventi non autorizzati. Per i vertici dei beni culturali questo è lo scenario più naturale nel caso in cui venisse acclarato (documenti d’archivio alla mano) il ritocco sul volto dell’angelo affrescato nella Cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina nel cuore di Roma. Cronaca vuole che dopo un restauro messo in campo nell’anno del Giubileo, quella faccia avrebbe sfoggiato una somiglianza con la premier Giorgia Meloni. Insomma, l’iconografia originale del cherubino dipinto nel 2000 sulla parete a vegliare sul busto-cenotafio di Umberto II, deve essere rispettata. L’indagine avviata negli uffici della Soprintendenza speciale di Roma, guidata da Daniela Porro, punta proprio a fare chiarezza su questo nodo della somiglianza. Sì o no? Una chiarezza invocata a più riprese dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, all’indomani della notizia del “new look” dell’affresco, deflagrata a livello mediatico con valzer di polemiche politiche e strascico di meme ironici sui social. Persino Fiorello ha dedicato la puntata della sua “Pennicanza”, ieri, all’angelo-Meloni. E c’è chi vede nell’affresco una messaggio simbolico nascosto: sollecitare il rientro della salma dell'ultimo re d'Italia, Umberto II di Savoia, al Pantheon...