Colpo di scena a Rogoredo dove ieri pomeriggio una ventina di parenti di Abderrahim Mansouri- il 28enne pregiudicato di origine marocchina colpito a morte lunedì sera da un proiettile sparato da un agente del commissariato Mecenate e ora difeso dall’avvocato Debora Piazza (la stessa di Ramy) - hanno tenuto un vero e proprio presidio per dire la loro su quanto accaduto in via Impastato. E le loro parole sono di quelle destinate a fare discutere. Abderrahim, che secondo la versione fornita dall’agente al Pm Giovanni Tarzia, avrebbe puntato una pistola giocattolo, era veramente armato?

Un sospetto grave dal momento che la difesa del poliziotto ora indagato come “atto dovuto” per omicidio volontario si basa proprio sulla legittima difesa. Hakim, il fratello della vittima, chiede di accertare se davvero Adberrahim, nel momento in cui è stato colpito, aveva un pistola con sé. «Se davvero era armato e ha puntato una pistola contro un poliziotto, noi chiediamo scusa – ha affermato Hakim parlando in arabo mentre un cugino gli faceva da interprete, assicurando che la sua famiglia vuole sapere la verità su tutto quello che è accaduto. Il giovane però, dopo avere precisato che «la polizia protegge le persone, non spara e non ammazza», ha cominciato a manifestare il dubbio che quella sera il fratello non fosse armato.