All'indomani degli scontri di Torino Elly Schlein ribadisce la nettissima condanna del Pd per le violenze sugli agenti e chiama Giorgia Meloni.
Alla segretaria dem non sono andate giù le accuse e le insinuazioni rivolte al suo partito da alcuni esponenti di centrodestra, né tanto meno le "strumentalizzazioni" delle ultime ore, di cui si dice "preoccupata". Così alza il telefono e invia alla presidente del Consiglio un messaggio: le forze dell'ordine sono "un patrimonio dello Stato, non una questione di parte" e "in questi momenti le istituzioni devono unire, non dividere".
Intanto, il centrosinistra avvia una riflessione su cause e conseguenze di quanto avvenuto. Anche alla luce di diverse letture date agli eventi di Torino. In Avs, per esempio. I due leader, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, professano però unità: "La nostra posizione di condanna delle inaccettabili violenze avvenute a Torino è netta, senza incertezze e soprattutto unanime". E negano anche la notizia circolata tra i parlamentari del gruppo di una riunione ad hoc già in settimana.
Il deputato Marco Grimaldi, tra i rappresentanti istituzionali in piazza, in un'intervista afferma che a manifestare ci tornerebbe eccome. Si dice "disgustato" dalla scena dell'agente in terra e condanna "quella piccola minoranza" responsabile dei disordini. "Credo che i fischietti di Minneapolis ci parlino. Ci insegnano che la strada non è mai quella della guerriglia, la strada è la democrazia", afferma. Ma poi sottolinea: "Quelle immagini non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna". Esternazioni e parallelismi che non piacciono a tutti i suoi colleghi di partito. "Non esistono giustificazioni. Non esistono 'però' - avverte dal Pd il responsabile delle iniziative politiche Marco Furfaro -: Non esistono contesti che rendano accettabile colpire un uomo con un martello". Matteo Renzi è ancora più diretto: "Lo squallido e criminale attacco alla polizia di Torino pone un grande problema alla sinistra radicale. Se non si rompe ogni legame con chi giustifica i violenti, non vinceremo mai". E chiede "una presa di distanza da certi mondi che strizzano l'occhio ai violenti": "quelli di ieri a Torino non erano compagni che sbagliano ma terroristi da punire duramente", conclude.













