Torino brucia, la città coperta dal fumo dei lacrimogeni, le sirene spiegate. Giorgia Meloni posta il video del poliziotto preso a calci e martellate con rabbia inarrestabile dagli antagonisti, le stesse immagini che indurranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a chiamare il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per manifestare solidarietà agli agenti feriti: se ne contano una trentina a sera, quando la città sembra essersi ormai lasciata il peggio alle spalle.
«Quanto avvenuto» in una Torino messa a ferro e fuoco «è grave e inaccettabile», tuona la presidente del Consiglio. «Le immagini dell'agente aggredito», che a sera verrà sentito al telefono da Piantedosi, «parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato», punta il dito la premier, manifestando a sua volta solidarietà ai poliziotti e ai cronisti aggrediti ma anche ai torinesi, «che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata». La nota che Meloni dirama a sera, quando sulle tv continuano a girare immagini da guerriglia urbana, trasuda rabbia e sdegno. E tira in ballo anche le toghe, con cui resta sempre una vena di diffidenza sotto traccia, nemmeno troppo sotto. «Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l'impunità - scrive la premier, anche se un nuovo giro di vite arriverà già in settimana -. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende».










