MILANO – Nonostante le recenti oscillazioni del prezzo del petrolio – che in settimana a toccato i 70 dollari al barile, ai massimi da settembre – sull’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, l'Opec+ sceglie ancora lo status quo e decide di mantenere invariata la produzione di marzo. Il motivo, ripete il cartello, è legato alla “stagionalità” della domanda, più debole a inizio anno. Ma pesano anche l’abbondante offerta sul mercato e l’incertezza geopolitica, tra i timori in Medio Oriente e un ruolo del Venezuela ancora tutto da definire.

Le crisi in Venezuela e Iran destabilizzano il mercato del petrolio: e a perderci di più è la Cina

di Eugenio Occorsio

Produzione invariata anche a marzo

Gli Paesi dell'organizzazione in forma allargata (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman) hanno esaminato le condizioni e le prospettive del mercato in una riunione virtuale e – come già a gennaio dopo il blitz Usa in Venezuela – hanno ribadito la loro linea scegliendo ancora una volta per la sospensione di ogni incremento di produzione fino a marzo.