Non è al vertice Opec+ che sta guardando il mercato del petrolio. La coalizione, che si è riunita mercoledì 28 in sessione plenaria, ha deciso di affidare al Segretariato Opec il compito di «sviluppare un meccanismo per definire il massimo livello di capacità di produzione sostenibile» di ciascun Paese, come si legge nel comunicato finale: un primo passo per affrontare la necessità di rivedere le quote, ossia la “base” su cui viene calcolato il peso dei tagli per ciascun membro, questione da sempre spinosa e divisiva.
Ma dal punto di vista del mercato l’evento chiave è un altro, in agenda sabato 31 maggio, quando a riunirsi sarà l’élite dell’Opec+: otto Paesi (su un totale di ventidue) tra cui anche l’Arabia Saudita e la Russia, che decideranno come proseguire il ritiro dei tagli di produzione “volontari”, che avevano aggiunto nel 2023 a quelli decretati per l’intero gruppo.
Le previsioni – e gli immancabili rumor – danno quasi per certo che il ritmo di riapertura dei rubinetti non cambierà nemmeno a luglio: altri 411mila barili al giorno in più, dunque, come ogni mese dallo scorso aprile, il triplo di quanto era stato programmato in origine e sufficiente, se si andrà avanti di questo passo, per ritirare del tutto entro ottobre il maxi taglio volontario da 2,2 milioni di barili al giorno.






