Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 13:20
“Purtroppo è uno schema che si ripete, ma in questo contesto è ancora più dannoso e pericoloso perché finisce col giustificare quella democrazia del controllo e della sorveglianza, che è tanto cara alla tecnodestra americana, che ci ha invaso già da anni e che questo governo, mi sembra, stia portando avanti”. Sigfrido Ranucci interviene a In altre parole (La7) sugli scontri di Torino avvenuti durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Il momento più grave si è registrato quando un agente di polizia, Alessandro Calista, è stato accerchiato e colpito con calci, pugni e almeno tre martellate mentre era a terra.
Ranucci avverte che gli scontri finiscono ciclicamente per rafforzare una logica securitaria anziché affrontare le cause delle tensioni sociali: “In questo modo si giustificano dei meccanismi ancora di maggior controllo, cioè più repressivi, mentre invece qui bisognerebbe avere la lucidità e la forza di dire a tutti: diamoci una calmata”.
Nel corso del confronto in studio, Massimo Gramellini richiama le parole della presidente del Consiglio, che ha definito i responsabili delle violenze “nemici dello Stato”. La replica di Ranucci sposta il fuoco sulla responsabilità delle istituzioni: “Veramente io credo che la maggior parte di questi lo Stato li conosca. Bisogna chiedersi perché il governo non si è intervenuto prima, anche solo per evitare un sospetto, e cioè che questi scontri servano a giustificare quel meccanismo della sorveglianza, ma anche un altro sospetto, e cioè che si rovini quella parte sana che ha partecipato a queste manifestazioni con motivi, con ragioni serie“.












